Published research sleep report · Italian · original text

A Mountain House for a Photography Studio

Anonymous research participant

Individual traits and experiences predict the content of dreams — public main-study data (2026) · derivatives/dataset1_dream_table_v20240430.mat, MATLAB table row 1286 (one-based), field txt_cleaned; MCOS string index 1285

Ero in macchina, infatti io mi trovo sul sedile posteriore di un'auto che non è la mia, è dei miei genitori, e stavamo percorrendo una strada di montagna a tornante. Era buio, ed eravamo appunto in mezzo a un bosco. Accanto al sedile dov'ero io, c'era anche il mio compagno [NAME1]. Eravamo vicino a un posto immaginario, molto simile però alla [PLACE1]. Giunti lì avevo la macchina fotografica e si inizia a camminare. Appunto, sempre nel buio, e in mezzo a questo bosco. E io avevo detto che volevo vedere un una specie di casetta dove praticamente era stata lasciata abbandonata perché prima c'era uno sceriffo e ora però non c'era più. Quindi io ero interessata a prenderla per farci nel bilocale di sotto, allestirla come studio e farci mostre fotografiche, mentre nella parte di sopra del sottotetto praticamente c'era una specie di mansarda, volevo allestirla come abitazione per per trasferirmici. E quindi niente, praticamente per raggiungere questa casetta passiamo in questo sentiero piccolo, bordo strada e fino ad arrivare a un certo punto dove però precedentemente c'era stato un temporale o comunque una tempesta, che aveva fatto cascare degli alberi sul sentiero; e quindi bloccavano il passaggio, e quindi eravamo costretti ad attraversare un ponticello. Poi da qui trasferirci su delle rocce e a quel punto dovevamo tuffarci nel fiume che divideva la strada dal sentiero. Solo che era parecchio alto perché erano trenta, quaranta metri, più o meno. E dall'altra parte, erano riusciti ad arrivare, diciamo a sorpassare gli alberi, c'erano già i miei genitori, qualche amico, [NAME2], un mio amico, e [NAME3], un altro mio amico. E con me c'erano, c'era soltanto il [NAME1], il mio fidanzato. E quindi gli dico: "No, guarda [NAME1], c'è da buttarsi per forza perché è l'unica maniera per andare di là". Lui mi fa: " Ma come è possibile? Loro sono asciutti, saranno passati da qualche altra parte!". E io ho fatto: "No, perché le paure le deve vincere." E quindi gli dico: "Guarda, dobbiamo tuffarci a tutti i costi!". "No, ma ho paura!". Poi ho fatto:"Guarda, vado prima io così vedi che non è pericoloso". E quindi niente, mi tuffo da questo sasso e, appunto, c'erano trenta, quaranta metri di vuoto prima dell'acqua. E mi tuffo a candela. L'impatto con l'acqua però è tranquillo, in realtà era come se mi fossi tuffato da un metro. Cioè nel senso è vero che la fase di caduta era lunghissima, nel momento in cui mi son buttata al momento in cui ho toccato l'acqua, la mia percezione era che è passato tanto tempo. Comunque da lì, sono entrata delicata poi nell'acqua. Una volta arrivata in acqua e vedo che [NAME1] era già sulla riva e faccio: "Ma quando ti sei buttato? Cioè ho fatto: "mi son buttata prima di te e sono atterrata". "No, no. Ho fatto con la Liana tipo Tarzan" e lì ho fatto: "io mi ci sarò divertita di più!". E a quel punto, poco dopo il nostro cammino riusciamo a raggiungere questa casetta. Si entra da una piccola stanza quadrata sulla sinistra della casa. La stanza brutta, nel senso, comunque, la casa è tenuta male, anche se non è sporca. Le pareti sono bianche con una linea bordeaux più o meno ad altezza testa d'uomo, quindi un metro e ottanta. Una banda sarà stata larga, non è stretta, penso sarà stata su venti centimetri, che percorre proprio l'intero perimetro della stanza. E percorrendo questo quadrato, poi, si accede a un'altra stanza tramite due gradini e attraverso una porta, anzi, non c'era una porta in realtà: attraverso un arco però squadrato, cioè come se ci fosse lo spazio per alloggiare la porta, ma senza senza l'uscio che chiudeva. E ti porta nell'altra stanza rettangolare, anch'essa bianca. E anche questa c'aveva una linea sempre ad altezza uomo, sempre di venti centimetri, che percorreva tutto il perimetro della stanza, però anziché essere bordeaux era verde, bosco più o meno, verde scuro. E diciamo a me piacque molto e soprattutto perché, diciamo il paese dove eravamo la regalava. Nessuno la voleva. E quindi diciamo prima di dire il sì, vado a vedere il sopra perché comunque diciamo devo abitarci e volevo vedere la stanza dove avrei dovuto alloggiare. Per accedere alla parte superiore, quella del sottotetto, dovevamo passare dall'esterno, c'era una scala di legno a pioli che era posta sul retro della casa. La salgo e per quanto mi sembrava piccolo da fuori, dentro era veramente grande. Ma roba delle dimensioni di novanta metri quadri, quando in realtà estremamente forse sarà stato tipo dieci metri quadri. E io dico: "Ma com'è possibile? No? Cioè non c'è tutto questo spazio a vedersi!". E mio padre mi fa: "No, no, ma perché c'è un'illusione ottica, quindi ti sembra grande, in realtà è piccolo, però c'è tanto spazio per mettere le tue cose". E quindi vabbè, allora è fatta, nel senso mi trasferisco qui, è sempre stato il mio sogno e organizzerò appunto lo studio fotografico per sport outdoor e per quando c'è necessità appunto per eventi. Non so se organizzano tipo campi estivi o cambio invernale, farò le foto qua su, in questo contesto qua. Al che tutta contenta, allora io insieme ai miei genitori, insieme ai miei amici, insieme al mio fidanzato, decidiamo di andare a festeggiare questo acquisto, vabbè diciamo questo regalo. E quindi ci spostiamo poco più sù, in un altro paesino che era identico a [PLACE2], molto simile, in un locale. Arrivo al bancone e gli altri sono già seduti, hanno già ordinato, io ero sempre lì, col menù davanti che stavo decidendo cosa prendere, e alla fine decido di prendere una bevanda a base di mango, pistacchio e sopra ci avevo fatto mettere la panna con la granella al pistacchio sopra. Ci vuole un po' per prepararla, me la danno, mi vado a sedere insieme agli altri.

Source & context

A deidentified Italian dream report from the public main-study dataset for Individual traits and experiences predict the content of dreams. The original researchers cleaned the transcript and replaced identifying details; their published text and bracket markers are preserved. This is a research report, not a Synastry community submission or a count of distinct people.

Valentina Elce, Giulio Bernardi and Giacomo Handjaras (2026), data release for Individual traits and experiences predict the content of dreams, Zenodo DOI 10.5281/zenodo.15230218, CC BY 4.0; anonymous participant dream report. Dataset creators are not the dreamers.

No individual dream date is supplied in this publication projection. The source release year is not a dream date.

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CC-BY-4.0 ↗

CC BY 4.0 applies to the original authors’ public data release. The study records written consent and deidentification. Dataset creators receive attribution, separate from the unnamed dreamer. Original released text is preserved; the story title and navigation themes are editorial additions.

Source locator and text provenance

derivatives/dataset1_dream_table_v20240430.mat, MATLAB table row 1286 (one-based), field txt_cleaned; MCOS string index 1285

The original text and redactions are preserved. The page title is an editorial navigation label.

Exact released txt_cleaned string decoded from the public MATLAB MCOS UTF-16LE string array. Source researchers verified transcripts, redacted identifying names/places, pruned commentary and false starts/repetitions, normalized punctuation/spelling/regionalisms and spelled out numbers. No local prose edits, translation, trimming or new redaction; all released whitespace and [NAME]/[PLACE]/[INSTITUTION]/[MISS] markers retained.

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Content notes
  • Dream anxiety or peril

Connections in the Loom

Titles, theme labels, illustrations and map connections are editorial navigation aids. They are separate from the account’s words and do not establish connections between real people.