Published research sleep report · Italian · original text

The Airport Challenge with No Red Dress

Anonymous research participant

Individual traits and experiences predict the content of dreams — public main-study data (2026) · derivatives/dataset1_dream_table_v20240430.mat, MATLAB table row 1291 (one-based), field txt_cleaned; MCOS string index 1290

Mi trovavo in una struttura molto simile ad un aeroporto. È buio e lascio la macchina fuori nel parcheggio. Entro dalla porta principale è una porta scorrevole, anzi una doppia porta scorrevole. Perché cioè, entro nella prima parte che è un androne e poi c'è un'altra porta scorrevole che mi mette proprio all'interno del dell'aeroporto. L'aeroporto da fuori molto piccolo però all'interno è grandissimo, cioè non solo in metratura quadrata, ma anche proprio in volume, quindi è anche molto molto alto. E mi trovo lì, ma per una cosa particolare, ovvero avevo letto che praticamente avrebbero regalato dei biglietti per qualunque destinazione si volesse noi, insomma, quindi a piacere, però dopo aver svolto una sfida particolare. Io quindi tutta contenta, ero arrivata in aeroporto, avevo preparato una doppia valigia. Nel senso non mi ero presentata lì alla biglietteria con due valigie. Una valigia l'avevo preparata con materiale invernale e da montagna, mentre un'altra valigia un pochino più piccolina l'avevo preparata con roba più che altro estiva. In questa maniera, in base appunto al biglietto che avrei vinto, avrei scelto la valigia da portarmi via e l'altra avrei lasciata in automobile. Insomma, vado alla biglietteria dove c'erano delle frecce luminose che lampeggiavano e facevano il segno che la sfida è qui. Quindi, insomma, mi presento a questa biglietteria dalla signorina, di quello che ho visto. Dico alla signorina circa quello che ho visto riguardo all'annuncio e lei dice: "sì, sì, certo deve fare, deve compilare un modulo di iscrizione e poi va a fare la sfida". Quindi cosa succede, mi da questo modulo di iscrizione, ma già lì, nel panico, perché il modulo e in latino. E quindi diciamo che finché si tratta dell'anagrafico vado molto a senso, mentre per quanto riguarda una specie di biografia gli ho detto: "Guardate io compilo in italiano, ma il latino non lo so". "No no, ma tranquilla perché tanto c'abbiamo il traduttore, abbiamo semplicemente finito i moduli in italiano, quindi deve compilare quelli in latino". Penso "va bene, tanto basta che lei mi dica che cosa devo scrivere". Lo scrivo, quindi fortunatamente senza grossi problemi riesco a compilare questi moduli. E li consegno. Lei mi da delle chiavi che hanno, sembrano chiavi antiche perché sembrano quelle che aprono una porta di una vecchia casa, proprio con l'anellino in cima, abbastanza arrugginite e anche grandi, oltre ad essere abbastanza pesanti pure. E il portachiavi invece è strano perché fa molto contrasto, perché mentre la chiave sembra molto antica e il portachiavi sembra molto moderno perché sembra fatto con con una stellina di plastica, da una parte con brillantini e da una parte invece è lucido. Eh quindi mi dice devo andare. È un po' un labirinto in realtà perché mi dice: "Guarda prima vai al primo piano, poi li prendi l'ascensore che ti porta al quarto piano orizzontale, poi, una volta arrivata lì prendi le scale che vanno in obliquo a destra e vai su. Poi una volta arrivato su prendi un altro ascensore che ti porta in obliquo, in basso a sinistra e una volta arrivato lì prendi un'altro ascensore che ti porta al decimo piano per orizzontale". Beh, cerco comunque di appuntare nella mia mente queste queste indicazioni e inizio ad avviarmi. Fortunatamente, nonostante le indicazioni molto articolate, non è difficile trovare la direzione giusta perché questo aeroporto è praticamente deserto. Non c'è nessuno, allora mentre vado incontro incontro un addetto alle pulizie, richiedo: "Guardate, io c'ho da andare a fare questa sfida, ma sono nel posto giusto? Perché non trovo nessuno". "Ma sì, anzi guarda, devi muoverti perché la sfida è già iniziata". E le chiedo conferma delle direzioni invece: "sì, sì, sta andando bene, sta andando bene". Quindi insomma, arrivo in un corridoio molto stretto e delimitato da una porta. Io invece sto arrivando da un salone grandissimo, circolare con al posto del soffitto c'è la cupola del Brunelleschi. Io quando arrivo lì alla porta diciamo che delimita il salone circolare da dove sto venendo al corridoio molto stretto, trovo una specie di bodyguard con le cuffie e mi fanno: "Ah,[NAME1] è arrivata! La mando subito nel camerino!". Ho fatto: "Boh? Ma chi è che mi conosce?". Vabbè, insomma lui praticamente mi dà le indicazioni del camerino. Io corro verso il camerino e nonostante riesca a correre forte, cioè nel senso, io sono molto veloce nella corsa, però mi sento non appesantita, ma la sensazione è quasi frenata, come se per esempio qualcuno mi tirasse con un elastico verso l'indietro. Arrivo comunque con diverse difficoltà al mio camerino, dove trovo un assistente che mi dice: "Guarda [NAME1] ti devi muovere perché la sfida è già iniziata e devi andare. Devi indossare il vestito, quello rosso scuro e inserirti nella sfilata tra il vestito verde e il vestito giallo". "E dove lo trovo?" "Sì sì, nel camerino lo apri con la chiave, quella col portachiavi a stella e poi il vestito dentro l'armadio, è fatto male, ma va bene". Quindi arrivo davanti alla porta del mio camerino, dove c'è già stato inserito il mio nome sulla porta. E il problema è che la mia porta non ha una serratura, eppure essendo comunque una chiave molto vecchia che quindi mi sarei aspettata comunque un buco della serratura da infilare. Non c'è nessun nessun buco della serratura dove inserirlo e quindi vado un po' nel panico perché comunque mi avevano messo una determinata fretta. Inizio a cercare di sperare, non è possibile, non trovo la serratura, non trovo la serratura, ma certo punto torna di nuovo il mio assistente, tutto arrabbiato fa: "Ma allora ma ti muovi? Io ero venuto per portarti via!" " Ma io non trovo la serratura, non so dove la devo mettere?". Fa: "allora ma te sei una saltatrice, devi saltare, infilare nel buco della serratura, sopra lo stipite della porta" e io:"no, ma guarda lì dove l'hanno messo!". Quindi niente salto, riesco ad aprire la serratura, mi fa:" "guarda, ti do cinque minuti e poi ti torno a riprendere". Quindi esco dalla porta, vado per prepararmi, arrivo all'armadio, apro l'armadio e disastro: panico totale. Il vestito rosso che io avrei dovuto mettere non c'è, nel senso c'è, ma vedo unicamente tantissimi vestiti in sfumatura in scala di grigio, quindi dal più bianco al più nero, passando per tutti i gradi di grigi in base al tipo di colori credo. E non lo trovo, cioè son disperata perché non riesco a distinguere quale sia il rosso che vogliono, perché ci sono soltanto grigi, neri, bianchi, grigi più scuri, grigi più chiari, quindi sono nel panico più totale, aspettandomi appunto l'altro istante che venga di nuovo a cacciarmi, diciamo così. E dopo appunto cinque minuti, torna questa assistente nel mio camerino. Io sono lì in mutande e reggiseno davanti a questo armadio aperto impanicata perché non riesco a trovare il vestito. E lui mi fa:" "ma sei sempre così?" Allora infila la mano dentro l'armadio tira fuori un vestito che per me è un un colore leggermente più chiaro dell'antracite più o meno, leggermente più chiaro. E mi fa: "forza, mettilo sulla passerella". "Va bene, ma questo mi sembra grigio scuro", "Ma non lo vedi che è rosso?". Boh vabbè comunque metto questo poi insomma, riesco a vestirmi, mi acconcio un attimino i capelli, il trucco e vado di corsa dove c'è il sipario dove c'è la passerella. E mi fa: "vai, ora vediamo se sei in grado di trovare te il posto dove metterti, ti ricordi di andare fra il giallo e il verde". Infatti, io mi guardo intorno, ma vedo unicamente tutte persone, ragazze, uomini, bambine, bambini, vestiti nei toni di grigio, nero, bianco, grigio scuro, grigio chiaro. E quindi vado nel totale casino. Inizio a piangere. "Ma allora se non riesci a vederlo mi spiace, ma hai perso la sfida e non non possiamo darti il biglietto omaggio per per viaggiare gratis". E lì, deh, mi dispiace e ci piango. E poi a un certo punto torno nel camerino tutta sconsolata e sono davanti allo specchio che sto piangendo, la porta sbatte e credo di svegliarmi in quel momento.

Source & context

A deidentified Italian dream report from the public main-study dataset for Individual traits and experiences predict the content of dreams. The original researchers cleaned the transcript and replaced identifying details; their published text and bracket markers are preserved. This is a research report, not a Synastry community submission or a count of distinct people.

Valentina Elce, Giulio Bernardi and Giacomo Handjaras (2026), data release for Individual traits and experiences predict the content of dreams, Zenodo DOI 10.5281/zenodo.15230218, CC BY 4.0; anonymous participant dream report. Dataset creators are not the dreamers.

No individual dream date is supplied in this publication projection. The source release year is not a dream date.

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CC-BY-4.0 ↗

CC BY 4.0 applies to the original authors’ public data release. The study records written consent and deidentification. Dataset creators receive attribution, separate from the unnamed dreamer. Original released text is preserved; the story title and navigation themes are editorial additions.

Source locator and text provenance

derivatives/dataset1_dream_table_v20240430.mat, MATLAB table row 1291 (one-based), field txt_cleaned; MCOS string index 1290

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Content notes
  • Dream anxiety or peril

Connections in the Loom

Titles, theme labels, illustrations and map connections are editorial navigation aids. They are separate from the account’s words and do not establish connections between real people.