Published research sleep report · Italian · original text

Nine and a Half Metres in the Long Jump

Anonymous research participant

Individual traits and experiences predict the content of dreams — public main-study data (2026) · derivatives/dataset1_dream_table_v20240430.mat, MATLAB table row 1288 (one-based), field txt_cleaned; MCOS string index 1287

Si svolge in un palazzetto dello sport ma inusuale rispetto a quelli in cui sono abituata a gareggiare. Infatti, era situata ad [PLACE1], ma con la struttura diversa rispetto al palazzo e indoor di [PLACE1]. E l'interno, cioè fuori ad [PLACE1], all'interno della [PLACE2]. E la gara che devo fare era di salto in lungo. Già parte, fra virgolette in salita, nel senso che quando arrivo lì apro il borsone e mi accorgo che le scarpe chiodate, che utilizzo per saltare, non ci sono. Quindi panico, perché non sapevo come fare, non sapevo nemmeno come dirlo all'allenatore che sicuramente sarebbe stato arrabbiatissimo per questo. E allora, come una disperata inizio a cercarle in giro per il palazzetto. Fortunatamente trovo il mio ragazzo che anche lui era lì, però per seguire le gare, che mi dice:"Ah tanto lo sapevo te ne fossi dimenticata, allora ti ho portato un altro paio io". E quindi mi da queste scarpe chiodate che però erano sempre le mie, ma erano un modello molto vecchio, era il modello con le quali io ho fatto i miei primi sei metri di salto in lungo. E è stato bello comunque avercele in mano perché per me pensavo che fossi di buon auspicio avere ai piedi quelle scarpe in quella particolare gara, che comunque consisteva nella prima gara di rientro da un infortunio ed era una gara internazionale. Quindi non stavo più nella pelle per cominciare. Quindi niente, vado a scaldarmi e a differenza di, diciamo dei soliti palazzetti c'è soltanto la pedana da salto in lungo, quindi era una gara esclusivamente per salto in lungo. E quando mi resi conto ebbi addosso abbastanza pressione, perché comunque sentivo tutti gli occhi puntati addosso sulla mia performance. Insomma, arriva il momento della gara e non siamo tanti, siamo dodici. E dopo il riscaldamento chiaramente siamo dodici, però il livello è molto alto, ma io mi sento pronta. E tra le varie partecipanti c'è anche [NAME2] la figlia maggiore di Fiona May, che è la ex-detentrice del record italiano di salto in lungo. E tra l'altro io in ordine sono la quarta a saltare. Ora durante la gara c'erano quattro giudici, un giudice al tavolino coi fogli intento a segnare le misure e a chiamare l'atleta in pedana. Un giudice in prossimità della pedana di stacco per il saldo che dicevo appunto se il salto era nullo oppure buono. E due giudici che erano in prossimità della buca del salto, pronti a spalare la sabbia non appena, appunto l'atleta avesse saltato. Allora chiamano la prima atleta e salta, la seconda atleta salta, la terza atleta era [NAME2] e salta. Una volta che ha saltato [NAME2] richiamano nuovamente [NAME2] dandole dieci minuti di tempo per recuperare dal salto precedente. E dico: "ma deh, ma come, toccava a me! non capisco". Quindi, insomma, salta di nuovo [NAME2], stessa cosa dieci minuti di tempo per recuperare e le permettono di fare il terzo salto. Ah, tutti comunque salti nulli. Quindi non buoni per la classifica. Il terzo salto salta e fa un salto buono. E partono per farle fare già subito tre salti di finale. Al che io mi arrabbio tantissimo, perché comunque oltre ad aver saltato me, ma hanno saltato anche tutte le ragazze e quindi c'è proprio mancanza di rispetto nei confronti degli atleti che erano lì. Allora vado a litigare col giudice. Gli dico che è una cosa che non è giusta assolutamente e di permettermi di saltare a me e alle altre ragazze che aspettavano appunto il loro turno di esibirsi in pedana. Il giudice tutto indispettito, fa dice: "Guarda che non te la devi prendere con me. Fiona May, mi ha pagato per far saltare soltanto la sua figliola, quindi voi siete qui soltanto per fare scena". A quel punto non ci vedo proprio più. Vado sugli spalti con le scarpe chiodate a litigare con Fiona May, ma a litigare anche abbastanza pesantemente all'inizio con parole e poi li tiro anche una bella sberla. E a quel punto, allora tutta indispettita, ritorno in pedana minacciando anche il giudice: "Guarda se non mi dai un salto buono dopo tutto quello che mi hai fatto, ce ne è anche per te!". Quindi parto con questa rincorsa che è velocissima dentro di me e penso: " Accidenti ho preso la rincorsa della vita, cioè farò un misurone assurdo". Quando vado sullo stacco, è una sensazione stupendamente unica, perché cioè, interrompo la rincorsa e inizio la fase del salto, quindi la fase di volo e ho la sensazione di non atterrare più. In quell'occasione ho fatto nove metri e cinquanta centimetri. Proprio mettendo il sedere in sabbia e i piedi fuori dalla pedana dall'altra parte. Ma non era una sensazione che proprio anche in aria ero lì che agitavo le braccia, cercavo di fare un movimento tecnico chiamato tre e mezzo con le gambe e non atterravo più. E è stata una sensazione bellissima. Più che altro sentire dagli spalti già gli applausi prima di di atterrare, e l'allenatore che tutto contento, urlava: "Eccolo, eccolo!". E quindi quando mi sono alzata ho cacciato questo urlo proprio di gioia, di grinta pura, proprio cattiveria che nonostante tutte le disavventure che mi erano successe, ho tirato fuori questo coniglio dal cilindro. E poi, non appena finisco di urlare mi giro verso il giudice che doveva alzare la bandierina o bianca fosse stato buono o rossa, se fosse stato nullo. Mi giro per guardarlo, stramale della serie: "bada te che bandiera alzi perché occhio". Tra l'altro in quel momento non controllo perché evidentemente in bianco e nero, vedevo o il colore chiaro, o il colore scuro. E quindi lo guardo e lui alza la bandiera chiara, allora a quel punto mi sciolgo, casco a braccia aperte sulla buca e nel momento in cui casco ho la sensazione di avere diciamo uno scatto in tutto il corpo e infatti mi sveglio.

Source & context

A deidentified Italian dream report from the public main-study dataset for Individual traits and experiences predict the content of dreams. The original researchers cleaned the transcript and replaced identifying details; their published text and bracket markers are preserved. This is a research report, not a Synastry community submission or a count of distinct people.

Valentina Elce, Giulio Bernardi and Giacomo Handjaras (2026), data release for Individual traits and experiences predict the content of dreams, Zenodo DOI 10.5281/zenodo.15230218, CC BY 4.0; anonymous participant dream report. Dataset creators are not the dreamers.

No individual dream date is supplied in this publication projection. The source release year is not a dream date.

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CC-BY-4.0 ↗

CC BY 4.0 applies to the original authors’ public data release. The study records written consent and deidentification. Dataset creators receive attribution, separate from the unnamed dreamer. Original released text is preserved; the story title and navigation themes are editorial additions.

Source locator and text provenance

derivatives/dataset1_dream_table_v20240430.mat, MATLAB table row 1288 (one-based), field txt_cleaned; MCOS string index 1287

The original text and redactions are preserved. The page title is an editorial navigation label.

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Content notes
  • Non graphic dream violence

Connections in the Loom

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