Published research sleep report · Italian · original text

Designer Sunglasses, Old Scarves and a Jammed Lift

Anonymous research participant

Individual traits and experiences predict the content of dreams — public main-study data (2026) · derivatives/dataset1_dream_table_v20240430.mat, MATLAB table row 1409 (one-based), field txt_cleaned; MCOS string index 1408

Ero in piazza della cattedrale a [PLACE1] con alcuni membri del mio gruppo del track di Museum Studies, che avevamo una sorta di banchetto del mercato dove stavamo comprando, ma anche vendendo, rivendendo degli oggetti. Il banchetto non era nostro, ma tipo la mia collega [NAME1] rivendeva degli occhiali di Gucci. Erano degli occhiali di Gucci, verdi, a goccia. E li rivendeva a un ambulante, a un venditore ambulante. E a un certo punto diceva la frase: "Si, questa è la parte del lavoro che tutti mi invidiano". Perché alla fine 'sto ambulante glieli aveva pagati tantissimo. Nel frattempo lei mi aveva dato tipo tremilaquattrocento euro. Mi doveva dare questa cifra e diceva: "Guarda con il cellulare non riesco, non me lo fa mandare tutta insieme". Perché lei tipo aveva preso una borsa, una piccola borsa, c'era questa grande scatola, sempre di Gucci. Ma, in realtà, non era nemmeno mia. Comunque, mi doveva dare questi soldi. Diceva: "Guarda la cifra non me la prende tutte insieme". E io le dicevo: "Va bene, allora dividi, fai mille e cinque oggi, mille e cinque domani e il resto". Nel frattempo, io ero andato in un altro negozio, dove avevo trovato una serie di piccoli foulard, ma con una cernierina. E quindi erano delle bustine, in realtà, erano delle bustine vecchie, come se fosse stato un conto vendita. Ed erano tutte insieme, attaccate su un foglio di carta, quindi le vendevano insieme. Io le prendevo, prendevo questo foglio dove praticamente erano una sopra quell'altra, quindi era come se si potessero alzare questi foulard. Quindi li guardavo meglio. Alcuni era come se fossero stati butterati, come se fossero stati ammuffiti. E io dicevo: "Vabbè prendo tutto, prendo tutto". Poi dopo, in realtà, lo riguardavo meglio. C'erano i fogli della cessione degli accessori a questo conto vendita, a questo negozio. E alla fine decidevo di prenderne solo uno, perché uno era un foulard strappato, uno era un fazzoletto. E alla fine dicevo: "Mah, quasi quasi prendo solo questo", che in realtà io mi ricordavo di aver visto anche in un'altra parte. In tutto ciò, a un certo punto, spuntava fuori anche mia madre che mi rompeva le scatole perché aveva in mano questa sorta di elefante in ceramica. Che diceva: "Ma cosa ne pensi? Potrebbe essere esposto in una mostra?". E io dicevo: "Ma che cacchio... ma che dici, cioè, che mostra vuoi esporre un elefante di ceramica". Era un elefante di ceramica, come fosse stato in uno stile anni Venti. Ceramica smaltata, dipinta ad areografo. Era una firma che non riconoscevo, quindi fondamentalmente non riuscivo nemmeno a collocare artisticamente il pezzo. E dicevo: "Ma, boh, se ti piace, come al solito, prendilo". Allora lei rientrava dentro il negozio, io vedevo lei che entrava dentro questo palazzo. Eravamo sempre in piazza della cattedrale a [PLACE1], io ho alle spalle la scalinata della cattedrale. Però, io con i miei compagni era come se fossimo stati davanti a questa scalinata, quindi avevamo questa sorta di banchetto mobile e lei entrava in un palazzo davanti, che delimitava la piazza. C'erano queste finestre al piano terra, quindi in realtà io vedevo anche la sua azione. Praticamente, il negozio stava per chiudere, quindi mia madre chiedeva di uscire, quindi era venuta verso di me per farmi vedere questo elefante. Quindi si rifaceva tutta la piazza per entrare dentro, la signora stava per chiudere, poi dopo faceva, mia madre: "Sa, mio figlio è qui fuori, vado...". "Ah, allora voglio conoscere anch'io [NAME2]". Quindi 'sta vecchia veniva fuori anche lei. Era una vecchia un po' scomposta, con questi capelli bianchi, lunghi, ma tutti arruffati, molto mossi, molto arruffati. Non vestita elegantemente, anzi, sembrava proprio fosse appena uscita dal letto, quindi un po' scomposta, anche struccata, un po' sbandata. Mia madre comprava 'sta roba. In realtà non c'era un momento di conoscenza di questa signora, anzi, era come se ci si evitasse, perché veniva verso di me, ma io mi spostavo verso di lei. Poi dopo c'era in mezzo altra gente, quindi alla fine non ci vedevamo nemmeno. Iniziavamo a camminare in gruppo e andavamo verso un posto, ci ritrovavamo vicino a una sorta di cantiere e quindi noi percorrevamo tutto attorno questo cantiere che aveva una sorta di curva. Procedevamo lungo un marciapiede con una parte di verde. Quindi c'erano tipo dei ciuffi d'erba, niente di che. Ri-incrociavamo l'ambulante a cui [NAME1] aveva rivenduto gli occhiali. Andavamo avanti, andavamo avanti e arrivavamo a un ascensore, un palazzo un po' più moderno, simile a un edificio commerciale a Milano. E chiamavamo l'ascensore. Nel frattempo, ci si avvicinava un consulente con cui parlavamo. E, anche se eravamo dispiaciuti, in realtà lui era un buono stratega e quindi dicevamo: "Si, forse è bene se ci affidiamo a lui visto i soldi che abbiamo preso". E quindi avevamo la percezione di essere come in una squadra di calcio e noi eravamo quattro, cinque. E però avevamo scorso il volto di [NAME1] e di [NAME3], comunque eravamo un piccolo gruppo. Entravamo in questo ascensore dove si stava formando una grande calca. E io dicevo: "Vabbè, siamo tutti? Allora saliamo". In realtà, però, non avevo capito che fossimo tutti, quindi vedevo che c'era una persona lì fuori e dicevo: "Sì, noi della nostra squadra dobbiamo stare tutti insieme". Afferravo questo ragazzo, poi mi rendevo conto anche se era voltato di spalle che non faceva parte della nostra squadra, quindi lo lasciavo proprio lì, attaccato alla porta dell'ascensore, facevo in modo di chiudere le nostre, partivamo. Ma, praticamente, le persone rimanevano accalcate sulla porta dell'ascensore e l'ascensore che andava su, vedevamo che aveva tipo delle porte trasparenti e quindi vedevamo questa gente ammassata che praticamente veniva addosso a queste porte, ma non violentemente, era solamente ammassata. E quindi l'ascensore intrappolava anche i loro vestiti. Quindi si vedevano questi impermeabili, giacche, che si intrappolavno nei binari laterali. E quindi l'ascensore si bloccava. Io non avevo una sensazione di paura, "Oddio, mi dispiace. Oddio, che sta succedendo?". Ma "Oddio che palle", quindi era più una scocciatura, "Eccoci, e adesso? Ohi, ohi". Quindi più un discorso di scocciatura. Sensazioni non di spavento, ma solamente una sorta di indifferenza di un procedere della giornata, neanche di un particolare coinvolgimento.

Source & context

A deidentified Italian dream report from the public main-study dataset for Individual traits and experiences predict the content of dreams. The original researchers cleaned the transcript and replaced identifying details; their published text and bracket markers are preserved. This is a research report, not a Synastry community submission or a count of distinct people.

Valentina Elce, Giulio Bernardi and Giacomo Handjaras (2026), data release for Individual traits and experiences predict the content of dreams, Zenodo DOI 10.5281/zenodo.15230218, CC BY 4.0; anonymous participant dream report. Dataset creators are not the dreamers.

No individual dream date is supplied in this publication projection. The source release year is not a dream date.

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CC BY 4.0 applies to the original authors’ public data release. The study records written consent and deidentification. Dataset creators receive attribution, separate from the unnamed dreamer. Original released text is preserved; the story title and navigation themes are editorial additions.

Source locator and text provenance

derivatives/dataset1_dream_table_v20240430.mat, MATLAB table row 1409 (one-based), field txt_cleaned; MCOS string index 1408

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